É possibile che io mi avvicini sempre piu`agli animali e invece mi allontano sempre piu`dagli umani? Cosa mi sta succedendo? (anonimo)
Scrivo giusto in tempo per le pulizie di primavera in autunno e faccio ordine nel mio monolocale.
Allora… vediamo cosa trovo tra le tante cose da mettere a posto qui dentro…
Mi rivolgo prima di tutto a me stessa (non lo sapevate? il Camaleonte è egoista: scrive prima per se stesso, poi per gli altri!) ed in secondo luogo mi rivolgo ai lettori oggi appassionati di economia, alias marketing, alias pubblicità, alias controllo&potere and so on.
Così non devo sforzarmi più di tanto (qui nel mio monolocale c’è già un lavoro enorme per fare un sostanzioso ordine calibrato!), perché per loro basterà un breve schema e poi, da bravi fratelli maggiori, si occuperanno di spiegarlo ai fratelli minori, no profi..
→ anche l’uomo è un animale
→ problema: attualmente abbiamo di più… di ciò che ci serve
→ attualmente ciò che ci frega è un utilizzo estremista, sbilanciato e disarmonico di due delle nostre abilità nelle quali ci siamo evoluti più degli altri animali e che di per sé invece sono una potenza benevola e sconfinata: il pensiero simbolico e la capacità di fare libere associazioni
→ guarda a caso, da essi deriva anche la nascita del denaro
→ e possiamo anche ridirezionare il processo all’inverso (denaro → valore simbolico → libere associazioni) creando un meccanismo nuovo, tipo:
→ una volta associato al business → molla di un nuovo ingranaggio tanto subdolo quanto ridicolo:
→ allontanamento fuorviante, a più livelli, dai bisogni naturali
→ insaziabilità dettata dallo spostamento cieco su forme di compensazione illusorie
→ incapacità a liberarsi dai beni in eccesso
→ società intere fondate sulla creazione di bisogni
→ scopo: fare business just for business
→ scopo: possedere più denaro
→ il che corrisponde ad ingigantire a dismisura il valore simbolico del denaro, che non è reale
→ libere associazioni strumentalizzate per arrogarsi un potere che in realtà, non è reale.
→ Che cosa ci sta succedendo?
Possiamo fermarci un attimo e riflettere… e mantenere la fierezza del primato dell’uomo, anche e soprattutto quando vede cose banali che sono vere, quando si sorprende a pensare che non sussiste motivo di mettere in piedi i vari “uffici complicazioni affari semplici”, che, in ultima analisi, si ritorcono contro di noi.
E possiamo anche scegliere di non nasconderci dietro a un dito fatto di vittimismo e di “così fan tutti”, “che ci vuoi fare, è la vita”, “ma tanto non cambia niente” and so on.
No. Mio padre mi ha insegnato: “Se tutti gli altri si buttano nel pozzo, tu che fai, ti butti anche tu?”
Non è questione di reputare gli altri meglio o peggio rispetto a sé: siamo tutti intelligenti e stupidi nello stesso identico modo: siamo tutti fallibili e geniali, tutti quanti nella stessa misura.
Ma trovatemi un uomo di successo e di potere che sia più felice di una bimba di cinque anni alla fermata del tram, che mentre parla con due amichette improvvisamente rutta, fa scoppiare a ridere le amiche e ride insieme a loro.
O pensate all’uomo o agli uomini più potenti di questa terra. Come si può essere più felici o più tristi di qualsiasi altro uomo, con soltanto in più un pugno di mosche in mano?
Che cosa stiamo inseguendo?
Il valore simbolico del denaro, così come dei ruoli e delle cariche sociali, che allontanano dai bisogni reali e primari, creano un potere simbolico illusorio, dalla magra consolazione.
Non è ciò che fa la differenza e quindi è inutile aggrapparvisi; la vita più spassosa è tutt’altro che giocare a “Risiko”.
Anche l’uomo è un animale, ma è un essere superiore all’animale, comunemente inteso.
Ora, ci sono due alternative: o l’uomo sfrutta in modo positivo la sua superiorità, o la sfrutta in modo negativo. Nella seconda delle opzioni, viene automaticamente declassato ad essere inferiore, più inferiore degli altri animali, comunemente intesi. Loro non hanno ancora sviluppato lo stello livello di quelle che appunto per questo si chiamano “abilità superiori”, e quindi avvicinarsi di più agli animali, solo in questo caso, sarebbe almeno già un passo avanti.
E data l’”animalità” dell’acuta osservazione del lettore (che ringraziamo per averci dato anche oggi un cibo per la mente), il Camaleonte, che di animalità ne ha a pacchi, ne approfitta per sfogarsi in modo assolutamente brutale: produzione-pubblicità-marketing-progresso-frenesia….ma per cosa?
Stiamocene tranquilli, godiamoci la famiglia e il nostro essere animali sociali.
Prendiamoci cura di noi stessi e anche un pochino dell’ambiente.
Prendiamoci cura degli altri animali senza interferire troppo sulla loro vita; educhiamo semmai anche loro al rispetto per le altre specie, fin dove la nostra intelligenza e il nostro sforzo ce lo renderanno possibile, per far sì che anche loro si dirigano come noi verso un’evoluzione sempre più responsabile ed intelligente.
Mi piace pensare che siamo i custodi di un bel giardino.
Non penso che ci sia chissà cos’altro di più della nostra meravigliosa imperfezione di esseri animali umani.
E già che ci sono… Mi piacerebbe spezzare una volta tanto questa inconcludente catena alimentare… in cui l’animale più grande divora il più piccolo: non approfittiamoci come barbari della debolezza dell’altro, ma impariamo piuttosto a riconoscerci in essa: perché è la nostra stessa debolezza. Non serve negarla o farsene una colpa. Non è qualcosa di negativo, non è da eliminare, anzi!
Tutti siamo vulnerabili, paurosi e fallibili ed è un bene che siamo così: è la base del dubbio, della sicurezza, della conoscenza, della sensibilità, della tenerezza, del rispetto per sé stessi e per gli altri, è la base della crescita, è la più fruttuosa delle risorse, in ogni campo.
Ad esempio quando procreiamo, normalmente non dovremmo approfittarci barbaramente della debolezza della nostra prole: è la stessa debolezza da cui abbiamo preso vita a nostra volta quando siamo nati.
Normalmente, infatti, ci preoccupiamo di proteggerla ed è una gioia per noi vederla crescere e far moltiplicare i doni che noi stessi gli abbiamo dato; siamo meravigliati di quanto il tempo possa ripagare straordinariamente il nostro impegno.
Così mi piace che sia il nostro atteggiamento verso le altre specie animali e verso l’ambiente.
Queste sono le cose essenziali…. allora ditemi che c’entra il denaro con tutto questo?! Ditemelo! Perché dobbiamo autoincatenarci per accontentarci di stare in una gabbia dorata, quando invece siamo nati liberi?
Il conto in banca, il PIL, le maschere, i ruoli e le cariche sociali, il potere e il controllo sull’altro, non sono soltanto un abuso del pensiero simbolico e delle libere associazioni, ma anche e soprattutto l’anticamera di uno scarso controllo su se stessi.
Ad un passo da qui, troviamo bella che già pronta la crisi di identità dell’uomo moderno.
Ecco dove e come si muove: si allontana da se stesso perché si allontana dal suo essere animale superiore all’animale, comunemente inteso, e quindi si avvicina agli animali, comunemente intesi, pensando di aver fatto un passo in avanti.
Ma non è così.
E la riappropriazione della propria identità è semplice: è abbracciare la propria debolezza, la propria sensibilità, la propria paura, la propria fallibilità e dire sempre a se stessi e insieme agli altri: ci piace stare qui, è bello…
C’è qualcosa che non dipende soltanto da noi in quanto singoli e che non sta funzionando come ci piacerebbe? E va bene, è il limite dell’essere liberi!
Ghandi ha detto: “Sii tu stesso il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
Allora in questo caso provo a cambiare direzione; ho tutti gli strumenti per farlo…
Ora ci provo meglio!

Normalmente la pigmentazione della pelle dei camaleonti tende ad assumere i colori dell’ambiente in cui vive. Ciò rappresenta il più affascinante esempio di adattamento animale all'ambiente. In questa rubrica il camaleonte è l'allegoria della flessibilità della mente umana, che è in grado di utilizzare gli strumenti più svariati di comunicazione.
Probabilmente nata dall'istinto di sopravvivenza, la flessibilità umana ha a sua volta dato vita a miriadi di forme espressive che vanno ben al di là del primitivo istinto. A che pro? È la domanda che farà da guida a tutti gli articoli di questa rubrica, che si occupa di viaggiare nel campo dello "squisitamente umano" e nel mondo delle "possibilità incredibili". La domanda indagatrice è pronta ad afferrare in ogni contesto la direttrice di senso, svelandola al lettore come un prezioso segreto. Ma la ricchezza di questa rubrica è data dalla sua interattività.
Il lettore può inviare una sua breve riflessione (da una frase di due parole a cinque o sei righe) su tutto ciò che nella vita lo colpisce ed a tale riflessione mi aggancerò per dipingere i miei quadri "sferico-camaleontici".
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