05. Februar 2012
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Musica: Claudio Baglioni e l'intervista speciale

Poche ore prima del concerto al Kongresshaus, ho avuto il privilegio di incontrare Claudio Baglioni al Dolder Grand di Zurigo; con il suo modo di fare informale e la sua incredibile disponibilità mi ha concesso una intervista-chiacchierata davvero speciale.

A marzo negli Stati Uniti è iniziato il tuo tour mondiale che ti vedrà sul palco delle piu‘ importanti città di cinque continenti. Qual‘è il tema di fondo di questo tour che hai titolato „un solo mondo“?
Un solo mondo è un titolo che racchiude diversi significati: il primo attiene alla possibilità di mettere in fila una serie di concerti in tutti i continenti; poi attiene al mondo della musica che è come una nave che ti porta un po‘ ovunque; inoltre c‘è una voglia di ricerca delle cose che ci uniscono e accomunano i vari popoli. Insomma è un viaggio sia a livello personale che professionale.

Nel corso di questo lungo tour incontrerai oltre al tuo pubblico, anche  i rappresentanti degli organi istituzionali e culturali dei paesi che ti ospiteranno; ieri sei stato alla Casa d'Italia per incontrare la comunità italiana. Qual‘è lo scopo di questi incontri?
Da una parte c‘è la mia personale voglia di sapere un po‘ di piu‘ degli italiani che vivono all‘estero. Gli Italiani sono sempre stati un popolo di viaggiatori, o per necessità o per scelta. C‘è il fatto poi di ritrovare tutte le comunità italiane che si sono sparse in tutto il mondo e capire cosa hanno lasciato lungo il loro cammino. Verso la metà degli anni 90 ho smesso completamente di viaggiare perchè mi sembrava di perdere l‘identità; non riuscivo piu‘ a trovare un motivo per viaggiare se non quello del mero spostamento. Questa volta c‘è la speranza che tutta questa esperienza cominciata a marzo in Nordamerica e che andrà avanti fino a febbraio possa arricchire la mia esperienza esistenziale e la mia conoscenza come accadeva ai viaggiatori d‘altri tempi.

Negli ultimi anni l'amore per la musica si affianca sempre di piu‘ all'impegno sociale.

In particolare è il tema spinoso dell'immigrazione ad esserti caro. Com’è iniziato il tuo interesse al problema dell’immigrazione clandestina e com’è nato il pensiero della fondazione O‘Scià?
Questa storia è nata un po‘ per caso circa otto anni fa. Dopo averne tanto sentito parlare ho scoperto quest‘isoletta sperduta in mezzo al Mediterraneo e per alcuni anni sono andato li‘ in vacanza; Lampedusa ha conosciuto una stagione, per altro ormai terminata, del viaggio disperato di gente che attraversa tutta l‘Africa in condizioni spaventose, poi passa per mano di „doganieri“ senza scrupoli per poi affrontare un viaggio pericolosissimo in mare verso l‘Italia. Questo è il fenomeno terribile dell‘immigrazione clandestina che sembrava come una malattia di cui non si dovesse parlare; io ho messo a disposizione quello che so fare, cioè cantare e suonare, per creare un movimento a cui hanno aderito piu‘ di 200 artisti italiani e stranieri, per affrontare questo tema dell‘incontro dei popoli, dell‘integrazione culturale.

Ma cosa può fare realmente la musica davanti ad un problema così grande al quale neanche la politica riesce a dare una risposta?
Si‘ è vero, la politica non ha fatto granchè per questo problema. Ma noi non abbiamo mai offerto soluzioni anche perchè nessuno degli artisti che prendono parte alla manifestazione è un politico. Il nostro intento è solo quello di sensibilizzare le istituzioni sia   italiane che internazionale e naturalmente l‘opinione pubblica. Dietro c‘è un lavoro molto impegnativo anche perchè organizzare qualcosa a Lampedusa è come organizzare lo sbarco sulla luna.

Ci puoi fare qualche anticipazione sulla prossima edizione del festival "O'Scia'?
In realtà noi „navighiamo a vista“; anche per questo abbiamo scelto come simbolo della fondazione una barchetta fatta con della carta su cui scrivere la musica. La manifestazione ci sarà gli ultimi giorni di settembre e i primi di ottobre e io ho già diramato un po‘ di inviti evitando di chiamare le persone che sono intervenute alle scorse edizioni anche perchè tutti gli artisti intervengono a titolo amichevole a volte rinunciando anche ad altri impegni. Ci saranno 30-40 amici cantanti, colleghi musicisti, ma anche scrittori attori persone della televisione. L‘idea è di creare delle serate miste, una specie di festival, per far vedere come attraverso la musica si stabilisce un incontro e un‘integrazione; poi ci saranno anche delle serate monografiche; tra circa un mese dovremo avere il calendario preciso. Poi ci sono tutta una serie di attività collaterali che vanno dall‘incontro con gli organi istituzionali italiani e europei e stiamo valutando l‘idea di organizzare O‘scià anche fuori da Lampedusa come abbiamo fatto a Malta con Cocciante e Morandi in un bellissimo concerto a tre voci.
Trovi che ci sia differenza tra il pubblico in Italia e quello che viene ai tuoi concerti all’estero o pensi ci siano delle caratteristiche che accomunano tutti i tuoi fans?
Devo dire che quando sono all‘estero trovo un elemento di calore e di attenzione a volte persino superiore ai concerti fatti in Italia; sarà perchè c‘è un pubblico molto piu‘ misto essendoci non solo italiani ma anche stranieri e poi ci sono addirittura fans che seguono piu‘ di una tappa. Si crea quasi una magia, un‘energia superiore nella mescolanza; io ho sempre creduto nella ricchezza che le miscele danno, persino i metalli sono diventati piu‘ forti quando si è cominciato a fare le leghe, ma anche tutte le forme di arte e di espressione; tutto cio‘ che è riuscito a prendere un po‘ dell‘uno e un po‘ dell‘altro è diventato automaticamente un passo avanti nella civiltà.

Come pensi venga percepita l‘italianità all‘estero?
Ci sono dei luoghi comuni sugli italiani e dei valori che li accomunano; penso comunque ci sia un peggioramento in certe attitudini: se prima eravamo combattivi adesso siamo diventati competitivi, se prima facevamo chiasso adesso facciamo frastuono. Su tutto domina sicuramente l‘idea del made in Italy, il gusto, lo stile italiano che viene riconosciuto ovunque ed è unico al mondo, sicuramente anche qui a Zurigo.

C‘è qualcosa di tipicamente italiano a cui non rinunci quando ti trovi in giro per il mondo a tanti chilometri dalla tua (anche mia) Roma?
Non sono uno fissato con la cucina che deve essere per forza quella di casa propria. Pero‘ se poi sto per molto tempo all‘estero dopo un po‘ un salto nel ristorante italiano lo faccio anche io. Rinunciare per piu‘ di un mese allo spaghettino con il pomodoro diventa difficile. Poi vado matto per i formaggi italiani come il caciocavallo. Certo ora rispetto a tanti anni fa le cose buone che ci piacciono non ce le dobbiamo portare piu‘ nella valigia, qualcosa di italiano si puo‘ trovare dovunque.

Quali sono i valori piu‘ caratterizzanti di cui gli italiani (anche gli italiani all‘estero)dovrebbero andare fieri e dovrebbero tramandare alle generazioni future?

Ci sono delle cose che ci contraddistinguono e che dovremo custodire in un forziere; questi sono tutti quelli legati al senso della bellezza che credo che sia la cosa che abbiamo tutti noi italiani perchè in italia c‘è sempre qualcosa di bello, anche se siamo nati nei posti piu‘ brutti d‘Italia, ci sono i borghi e tutte le cose incredibilmente belle che sono state fatte da chi ci ha preceduto. Quando  nasci e vivi in un posto pieno di cose belle vieni allevato ad un senso della bellezza che non è un lusso ma è il senso dell‘armonia, del decoro e anche dell‘onestà; ecco questi sono i valori che per me dovremo mettere in cassaforte e salvaguardare. Purtroppo c‘è anche la tendenza a non valorizzare le risorse di cui è piena l‘Italia. I beni culturali sono il nostro petrolio e dovremo puntare di piu‘ su un‘idea civica e un‘idea della comunità che valorizzi le nostre città.

In te convive la passione dell‘architettura e il tuo grande amore per il mare che hai raccontato in molte canzoni. Se non vivessi a Roma vorresti abitare in una grande città oppure vicino al mare?
La passione dell‘architettura è molto vicina alla passione per la musica; si dice che la musica è un‘architettura senza palazzo. Pero‘ il mare mi comunica sempre un‘emozione formidabile e se dovessi lasciare Roma preferirei abitare sul mare con il quale ho un rapporto meraviglioso e che amo come elemento. Mi piace nuotare e fare le immersioni, appena posso scappo a giocare con il mare come facevo da piccolo.

Quando hai iniziato tu si faceva la gavetta e poi nascevano delle stelle che - come nel tuo caso - brillavano per diverse generazioni. Oggi con i Talent Show si bruciano le tappe e vengono fuori delle meteore che scompaiono nel giro di pochi mesi. Pensi che arrivare al successo sia oggi piu‘ facile o piu‘ difficile?

Arrivare al successo oggi, anche con la televisione, è sicuramente piu‘ facile; il problema è poi mantenere il successo perchè fa parte della tecnica dei talent show quella di sostituire continuamente i personaggi. Ma questo problema non c‘è solo nella musica pop, c‘è in tutte le forme di espressione: c‘è una forma di bulimia generale nella quale consumiamo tutto in fretta senza assaporare. Comunque come artista un po‘ vecchiotto rispetto ad altri colleghi giovani piu‘ critici di me, posso vedere anche un elemento positivo in questi show al di là delle perversioni che sono date da quel pizzico di reality un po‘ finto. Attraverso i talent show i giovani capiscono che per fare questo mestiere bisogna studiare e lavorare sodo e imparare continuamente. Io dopo quarant‘anni mi faccio tutte le mattine le mie scalette al pianoforte. Hai scritto moltissime canzoni, fatto concerti in tutto il mondo, scritto un romanzo, la sceneggiatura di un film e hai avuto due esperienze televisive da conduttore insieme a Fabio Fazio. Manca solo il teatro.

Ti piacerebbe l‘idea di realizzare un One Man Show?
Si questa idea mi piacerebbe molto e ci sto lavorando. A volte tra una turnee e l‘altra mi diverto a fare concerti da solo in posti piccoli. Il teatro è affascinante come unione di discipline perchè puoi raccontare le tue emozioni non solo con la musica ma anche con le parole. Io vorrei raccontare la mia storia d‘amore con il pianoforte dal momento che è entrato per la prima volta a casa mia e tutti questi anni in cui mi è stato sempre vicino.
Poi siccome sono architetto vorrei progettare anche il teatro dove fare lo spettacolo, il contenitore influenza molto il contenuto!

Con la stesura di un romanzo hai „liberato“ la tua vena narrativa che probabilmente rimaneva un po‘ intrappolata nella metrica obbligata di una canzone. Ma secondo te è piu‘ libera la musica o le parole?

Sicuramente la musica perchè la musica è una emozione allo stadio puro, è quasi metafisica è vento, acqua e aria. Le parole sono meno libere perchè nascono da una convenzione; le parole servono a farci capire ma è la musica che ci fa gioire, che ci fa rattristare. Da una parte c‘è l‘emozione pura e dall‘alra parte un cifrario.

Hai composto molti inni sportivi, da quelli per la Nazionale di calcio e per l’"Atletico Van Goof", a quello dei mondiali di nuoto a Roma. Anche questo è un tuo modo per lanciare un messaggio universale attraverso lo sport?
Per un compositore l‘inno è un momento molto importante perchè la sua musica diventa il manifesto dell‘evento sportivo. E poi l‘inno ha questa caratteristica di essere solenne di evocare i valori universali che appartengono allo sport, come la correttezza, la forza e il sacrificio. Poi tornando al tema di „un solo mondo“ lo sport, a parte qualche devianza, è integrazione e vicinanza dei popoli.

Hai smesso di fumare, credi nella tolleranza e nei valori piu‘ nobili sei un bravo padre e in tanti anni di carriera non hai mai dato adito a polemiche o scandali. Sei l‘uomo perfetto oppure ce l‘hai anche tu qualche difettuccio?
Di difetti ce ne ho tanti ma nella vita si cerca di mostrare sempre le cose positive e nascondere le imperfezioni. Un mio difetto è sicuramente un pizzico di superbia che mi prende ogni tanto quando mi metto in testa di fare delle cose molto complesse; questo comunque mi da anche la carica di fare questo mestiere dopo tanti anni sempre con passione.

Claudio grazie della chiacchierata e a rivederci tra poco al Kongresshaus, dove terrai il tuo concerto in un giorno un po‘ speciale..
E si‘ oggi compio il mio ultimo dei 50. Il compleanno in fondo è un giorno come un altro al quale pero‘ diamo dei significati importanti. Certo sarà difficile evitare gli auguri in pubblico, mi mettono un po‘ a disagio. Pensa che quando ho compiuto 50 anni ed ero in giro per una turnee mi facevano tutti gli auguri come se fosse stato l‘anno santo come se in realtà il compleanno non fosse una data che si ripete ogni anno.

Grazie Claudio della tua disponibilità e poi, anche se oggi è un giorno come tutti gli altri...Tanti auguri!

Paola Volk, maggio 2010

Questo piccolo grande amore..


Claudio e Paola Volk (GO-Italy)


Facts & Figures

Claudio Baglioni nasce a Roma il 16 maggio 1951. Inizia la carriera musicale nel 1965 con la partecipazione ad un concorso per nuovi talenti nel quartiere romano di Centocelle. Tra il '65 ed il ' 68 scrive una suite musicale su una poesia di E. A. Poe "Annabel Lee", fa un provino per la RCA, realizza il suo primo album "Claudio Baglioni", partecipa al "Disco per l'estate" con la canzone "Una favola blu".
Dopo l'uscita del secondo album "Un cantastorie dei giorni nostri" nel 1972 arriva il grande successo con la realizzazione di "Questo piccolo grande amore". Parte per il primo tour nel 1973, anno dell'uscita di "Gira che ti rigira amore bello". Nel 1974 realizza a Parigi "E tu" con la collaborazione di Vangelis e nel 1975 "Sabato pomeriggio" con gli arrangiamento di Louis Enriquez Bacalov. Nel 1977 esce "Solo" e comincia una tourneè negli Stati Uniti ed in Canada. Il 1978 è l'anno di "E tu come stai?", realizzato con la nuova casa discografica, la CBS. Nel 1981 concepisce "Strada facendo" accompagnato da una serie di concerti nei palazzi dello sport. Per la nascita del figlio Giovanni, nel 1982, compone "Avrai" e parte con l'acclamatissimo tour "Alé-oó" da cui viene tratto l'omonimo album. Nel 1985 esce "La vita è adesso" e l'anno seguente parte il tour di "Assolo", performance di tre ore voce,chitarra e pianoforte. Dopo due anni di lavorazione pubblica "Oltre", un album che vede la partecipazione di molti nomi illustri della musica internazionale: Paco De Lucia, Pino Daniele, Mia Martini, Youssu N'Dour, Phil Palmer, Tony Levin ed altri. Da qui fino al 1994 realizza una serie di tourneè in giro per l'Italia. Nel 1995 esce 'Io sono qui" a cui segue il "Tour Rosso" nei palazzi dello sport. Nell'estate del 1998 realizza il sogno di tenere dei concerti nei principali stadi italiani. Nel 1999 esce l'album "Viaggiatore sulla coda del tempo".
Nel 2000 parte da Pompei il tour acustico "Sogno di una notte di note" che per tutto il periodo estivo tocca alcuni fra i luoghi d'arte italiani (anfiteatri, teatri e siti archeologici) più suggestivi. Il tour diventa un disco, il primo album acustico di Baglioni, col titolo di "Acustico - Sogno di una notte di note". Nel 2001, nel nuovo tour "Incanto tra pianoforte e voce" dal teatro Ventidio Basso di Ascoli. Per la prima volta il cantante si esibisce da solo in un concerto di oltre 3 ore, accompagnato esclusivamente dal pianoforte a coda. "Sono Io - l'uomo della storia accanto" esce nel 2003 e si pone immediatamente al primo posto nelle classifiche nazionali, ottenendo disco di platino con oltre 150.000 copie vendute.


16.5.2010, Kongresshaus Zürich